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"Non si muore di notte" di Vanina Zaccaria

Updated: Mar 9



Proponiamo in lettura agli amici dello Specchio una ghiotta anteprima: un trittico del nuovo libro di Vanina Zaccaria, uscito da pochi giorni, “Non si muore di notte”, RPlibri.



Ti ho vista seduta presso la fossa

precedevi i fatti del giorno

sapevi a memoria tutta la storia

eppure attendevi il prodigio elementare

Ferma come il lago l’intera nostra vicenda

nera e con la folaga immersa

che disperatamente chiama

il suo simile da una parte all’altra dell’acqua

Come quel pennuto che non vola

resti incerta tra le canne e la sponda,

adesso che anche la morte

non è più un segreto

tutto ti affanna

***



Tutta genuflessa eri

Come l’albero che si assottiglia

Quando la terra si spalanca

Come il portone della chiesa che crolla

O come l’asciutto e muto calanco

Come tutte le cose

Eri

Nel momento in cui si fanno primitive

oppure prossime alla disfatta

Tutta piegata eri, come la casa di mattoni

Quando la terra si scuote

E il piccolo campanile si disorienta

Con le mani che non tengono

Hai sceso lenta la parete di roccia

Il piccolo piede gemeva

A ogni curva

***



Hai come un coriandolo negli occhi

memoria precedente del carnevale

e attendi un tempo nuovo, già corroso altrove,

che sarà, dici, spalancato a forra

Anche nel posto in cui si muore

si continua ancora a risplendere, come calcite

Il posto in cui sempre ti trovo

stretta alle cartilagini

Le enormi forme della pietà

ti fanno ombra e ti sopravvivono




“Ho atteso per molte notti lo stesso sogno”, confessa Vanina Zaccaria nella poesia che inaugura questo suo primo volume in versi. Volume che peraltro si colloca proprio lì, nel territorio senza confini e senza certezze del sogno, una presa di possesso tanto caparbia quanto malinconica, a circoscrivere, o meglio: a circumnavigare un universo onirico diluito in sequenza, per fotogrammi successivi, inquadrature piene ma sfocate, quasi virate in seppia, che fissano ed allo stesso tempo dissolvono paesaggi e personaggi, inermi lacerti di un mondo comunque materiato di Storia; e di storie.

Dalla nota di lettura di Edoardo Sant’Elia




Nota bio-bibliografica

Vanina Zaccaria vive e lavora a Napoli. La sua attività si è costantemente divisa tra il percorso artistico-letterario e l’impegno nel campo della ricerca storico-sociale.

Laureata in Servizio Sociale con una tesi di ricerca sul contributo etnografico dell’antropologo Ernesto de Martino, attualmente è presiedente della Fondazione Lermontov per la quale ha curato l’allestimento del Premio Internazionale Lermontov e la divulgazione dei volumi della Biblioteca Lermontov. Ha collaborato con il giornale in lingua italiana e russa Sussurri e Grida, curando rubriche di letteratura e geopolitica. Studiosa della cultura ellenica, ha collaborato con la Comunità Ellenica di Napoli e Campania per la discussione e divulgazione di saggi storico-politici; attualmente cura, assieme alla corrispondente da Atene Sofia Skleida, la rubrica La rivelazione greca per la rivista di cultura poetica e letteraria “Menabò” (Terra d’Ulivi edizioni).

In ambito artistico si è dedicata al teatro, sia portando in scena spettacoli come attrice, sia collaborando come direttore artistico per diverse associazioni culturali attive sul territorio. In ambito letterario si segnalano: la pubblicazione di poesie per le antologie poetiche Ifigenia siamo noi (Scuderi Editrice, 2014), Mare Nostro Quotidiano (Scuderi Editrice, 2018); la partecipazione come membro della giuria per la sezione speciale “autori esteri” del Concorso Nazionale di poesia Città di Sant’Anastasia nel 2013, 2018 e 2019.

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