©2019 di versus. Creato con Wix.com

 
Search
  • LOSPECCHIOMAGAZINE

La malinconica luce nei versi di Stefano Iucci





di Piergiorgio Viti


E’ la volta di Stefano Iucci, giovane giornalista romano che si dedica con passione alla scrittura e alla divulgazione della poesia. Di recente Iucci è uscito con “Schermi della risacca” (Il convivio editore). Come scrive Mauro Fabi nella prefazione, “l’avvio di questa raccolta non lascia dubbi sul percorso intrapreso dal poeta romano, sullo scavo nella profondità dei sentimenti del dolore e della perdita”. “C’è un’amarezza (e forse un disincanto) nei versi di Iucci che fa intravedere l’altra parte della vicenda amorosa, quell’essere sempre soli anche quando si è in due. Raffaele Manica invece, a proposito della precedente raccolta di Iucci, la prima, “Tutto all’improvviso è immobile” (Il Seme Bianco, 2017) scrisse: Quel che colpisce nelle poesie di Stefano Iucci – la prima e autentica impressione che fanno – è la loro probità. Tale probità (termine desueto, ma prezioso e forte) porta Iucci a temi di quotidiana umanità, pervasi spesso da una commozione trattenuta come per pudore. Per questo sono poesie di una strana e inattuale luce, che hanno origine forse in una stagione lontana della poesia del secolo andato: di quella stagione pacatamente si appropriano e la fanno rivivere di nuovo come necessaria.



È una questione di spazi vuoti


È una questione di spazi vuoti,

sono pieni senza fiori.

Le foglie hanno perso tutto.

Lo stelo, il fiore, le radici che c'erano.

Ballano nell'aria, se non hanno direzione.

Sembrano immobili al vento,

fa freddo al sole, si asciugano con la pioggia.

Non hanno tempo se il tempo

sta davanti e non torna più.

Cosa fanno se neanche un albero spoglio

le accoglie. Dove vanno.


*



È’ quando vedi gli abbracci e pensi ai prati


È quando vedi gli abbracci e pensi ai prati.

Alle staccionate che sono state scavalcate,

è come il tuffo dei cavalli che volano se nella corsa

calpesti le margherite, il tuo passo le recide.

C'è il riflesso del cielo, hanno il collo spezzato.

Sono le unghie, scavano a terra e non si fermano,

non danno sangue. Cosa cerchi.

Se arrivi al centro del tuo cuore cosa trovi,

dici che star male fa male, non è vero.

Sentire come una pietra, come un sasso lanciato lontano.


*



La forma dell'abbandono


La forma dell'abbandono

è il triangolo. I lati si inseguono

e poi svoltano ad angolo.

In chiesa il matroneo che corre per la navata

porta donne in fila a capo coperto.

In un'epoca gli uomini osservavano

dal basso verso l'alto

mentre l'altare era distante,

in alto mare. La tua donna è lì, in alto,

sempre in alto, non la raggiungi,

non la preghi, non ti inginocchi a lei

se prima di perderla

non capisci chi sei.


*



Sarebbe inseguirsi in mare come uno squalo


Sarebbe inseguirsi in mare come uno squalo,

come bracca la preda, come il fatto che a un certo punto

non s'è potuto più. È il morso che rimane sospeso,

il respiro che si rompe. L'artiglio impotente perché l'orizzonte è sfocato.

Chi sentiva il rumore di fondo non aveva orecchie,

era per altro che si muoveva, agiva.

Se qualcosa non arriva sarà colpa di qualcuno,

del soccorso in mare che non salva.


*


È’ così che si muore, che tutto finisce


È così che si muore, che tutto finisce.

Abbiamo perso i capelli, la voce sembra uscita da un vecchio

dittafono, non ti riconosco più.

In fondo a tutto c'è uno sguardo, un togliersi dagli occhi.

Dove vanno i sentieri. Dove arrivi se allunghi

una mano per toccare, stringere, indicare.

Come un'erba che spunta da una distrazione del cemento,

da un buco nella terra.


*


Joan Didion


Nell'anno del pensiero magico

Joan Didion scrive che bisogna

fuggire dal vortice dei ricordi.

È morto il marito.

La figlia quasi.

Ma non ci riesce.

Guida una macchina.

Non ci riesce - riesce, capite?

Agilità,

salti nel vuoto, passeggiate

senza fine su sentieri coperti

da aghi di pino e buio.

Non ci riesce.

Apparecchia una tavola.

Rassetta la cucina.

È il tempo.

Non ci riesce.

Penso a dove metterò le fotografie

le pentole nuove

le coperte piegate per il prossimo inverno.

Di notte cerco di annegare le ore

- non ci riesce

ma resta la scheggia di luce

che ancora non muore.



Stefano Iucci, giornalista, vive e lavora a Roma. Ha curato due libri di racconti per Ediesse: “Il lavoro e i giorni” (2008, con Mario Desiati) e “Consiglio di classe (2009, con Angelo Ferracuti). Sempre per Ediesse ha pubblicato nel 2018 “L’Europa tra Trump, Putin e Xi. Conversando con Sergio Romano. Nel 2017 per i tipi del Seme Bianco è uscita la sua prima raccolta di versi, “Tutto all’improvviso è immobile”, mentre di recente è uscito con “Schermi della risacca” (Il convivio editore).

51 views
This site was designed with the
.com
website builder. Create your website today.
Start Now